Il #Luminol di Mafe de Baggis

dicembre 23, 2014 § Lascia un commento

Mafe de Baggis è una, che se lavori nel digital, non puoi non conoscere. E la teoria che sta alla base del suo ebook “Luminol. Tracce di verità rivelate dai media digitali” è molto semplice, e lei la squaderna così, senza esitazioni, nell’introduzione:

non sono gli strumenti da soli a determinare il comportamento umano […] i bit da soli non ci salveranno, nè tantomeno […]ci porteranno alla distruzione

 

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Stile maschile: tomboy

ottobre 28, 2014 § Lascia un commento

Sì, lo ammetto, invece che parlarvi di libri e mostre e altre cose serie voglio giocare a fare la fashion blogger e vi posto gli outfit!
Questo è un omaggio allo stile tomboy, ovvero ragazze vestite da ragazzi, ma in realtà è una combinazione molto molto pratica per andare in ufficio e non solo.

outfit_maschile

outfit_maschile

Si otttiene con:

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Cabina armadio

ottobre 16, 2014 § 4 commenti

Voglio inaugurare una nuova, frivolissima rubrica su questo blog: si chiama #cabinarmadio ed è dedicata, appunto, a tutti i look che tiro fuori dalla mia, piuttosto fornita in verità, cabina armadio.

bonton

 

Cliccare sull’immagine per vederla ingrandita.

Qui il primo outfit of the day, come dicono le fashion blogger, a tema “bon ton“, anzi “bon chic bon genre”, usato per uscire a cena con amici.
– Abito vintage in pizzo, comprato da Orfane 30 a un evento in cui le clienti portavano i propri capi che non usavano più e rimodernato accorciando decisamente la lunghezza, che prima era sega-polpacci. Il completo a dirla tutta comprende anche un giacchino corto sempre in pizzo, ma quello ve l’ho risparmiato!

decollete in vernice bordeaux e tacco spesso comprate da Mauro anni fa, con calze nere per dare un po’ di energia e attualità all’insieme

– borsa a mano Coccinelle color cipria

Si accettano commenti e stroncature.

Appunti da Operae, la fiera del design indipendente

ottobre 15, 2014 § Lascia un commento

Domenica scorsa sono stata a Operae, la fiera dedicata ai designer indipendenti allestita a Torino Esposizioni. Ve la racconto con un esperimento, tanto per restare in tema: il mio primo scrapbook, un po’ ispirato, lo ammetto, a quelli fighissimi di Zelda was a writer.

Operae Torino

Operae Torino

Le tracce della vita.

settembre 29, 2014 § Lascia un commento

Loulou Van Damme

A proposito di un articolo letto ieri su D Casa, in terrazzo, con una tazza di tè (vedere tazza in alto a destra, nella foto).

Post aperto – camminare in Piemonte

settembre 9, 2014 § Lascia un commento

In questa estate poco estiva, ho la fissa delle camminate in montagna. Niente mare, niente abbronzatura (ma tanto non si sono abbronzati neanche i forzati della spiaggia, questa volta), ma scarponcini e zainetto e via. Poca gente, aria cristallina, prati verdi e quelle cose lì. Sto invecchiando, però mi piace. Per non dimenticarmi gli itinerari, e per avere nuove idee, vorrei condividerli con voi, in questo post aperto che è un work in progress costante.

Bardonecchia
Da Pian del Colle al Rifugio Re Magi – 1h e 30 – facile

Rifugio Re Magi, Valle StrettaBardonecchia, si sa, è un super classico delle vacanze in montagna dei torinesi. La zona di Melezet e di Valle Stretta si presta a numerose escursioni e noi ne abbiamo scelta una very basic: si lascia l’auto al parcheggio del campeggio di Pian del Colle e si parte per un sentiero ben battuto che attraversa prati e boschi. La nostra meta è stata Granges de la Vallee Etroite, tra l’Italia e la Francia, ameno borgo composto da una manciata di case e due rifugi, Re Magi e Terzo Alpini. Noi abbiamo fatto uno spuntino al Re Magi: panini/torta/birre/grappe non memorabili e neppure economici, però la posizione del rifugio è molto bella con vista sulla vallata. Nota negativa: al rifugio si arriva anche in auto, quindi è un po’ affollato. Nota positiva: poco prima del rifugio, c’è un’azienda agricola con annessa vendita di formaggi, mucche e cani beatamente sulla strada. Idea per la prossima volta: al rifugio ci andiamo in macchina pure noi e poi partiamo per qualche altra escursione nella valle, ce n’erano diverse segnalate.
www.iremagi.it

VAL PELLICE

Da Villanova al Rifugio Jervis – 1h e 30 – facile
Rifugio JervisLa Val Pellice è, per me, il luogo delle origini. Qui sono nati i miei nonni paterni, valdesi, qui ho passato i weekend della mia infanzia, in una baita in mezzo al bosco con il tetto in pietra di Luserna e una casettina chiamata Magichina costruita da mio nonno solo per me. Ad ogni modo, quella al Rifugio Jervis è un’escursione per tutti i gusti, nel senso che ci sono ben 3 percorsi diversi per raggiungerlo. In auto, si arriva a Bobbio Pellice e si prosegue per Villanova: non ci si  può sbagliare, è sempre dritto. Lasciata l’auto all’apposito parcheggio, si attraversa il borgo di Villanova e si può poi scegliere tra sentiero più selvaggio (dell’inverso) oppure la pista carrabile (dell’indritto). Io consiglio il sentiero per la salita, visto che i paesaggi sono più belli, ed eventualmente la strada al ritorno, anche se ogni tanto troverete una macchina a farvi compagnia.

In circa un’oretta e mezza sarte arrivati all’ampia Conca del Prà: fermatevi pure un momento a godervi il panorama, il torrente e le mucche, ma soprattutto godetevi il pranzo in rifugio! Il menu prevede affettati, polenta concia/con salsiccia/con spezzatino e dolce a 15 euro! Meglio prenotare, perché è spesso affollato, e meglio mangiare fuori, con vista sulla conca. Aspettatevi parecchia gente, visto che – purtroppo – è possibile arrivare anche in auto, e un’accoglienza non proprio con i guanti bianchi.

Nota storica: Willy Jervis, a cui è intitolato questo rifugio e un altro a Ceresole, fu ingegnere alla Olivetti, alpinista e partigiano. Di origini valdesi, ma nato a Napoli per puro caso, si unì alla Resistenza sfruttando le sue doti di scalatore per accompagnare profughi in Svizzera. Catturato dai nazifascisti, fu torturato e infine fucilato a Villar Pellice nell’estate del ’44. Olivetti si offri di mantenere la sua famiglia, considerando il suo dipendente “caduto sul lavoro”.

www.rifugiojervis.it

“L’incanto delle donne del mare” – Fosco Maraini al MAO

agosto 27, 2014 § Lascia un commento

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Le giovani erano spesso bellissime; i loro corpi gentili e forti scivolavano nell’acqua con la naturalezza d’un essere che si trova nel proprio elemento.

Sono le donne Ama che, nel Giappone profondo degli anni ’50, si spogliavano con naturalezza, si tuffavano in mare e nuotavano in apnea per raccogliere sul fondo – anche a 20 metri di profondità – i preziosi molluschi awabi.

Fosco Maraini cercò a lungo i luoghi in cui la modernità non avesse ancora offuscato la tradizione, e trovandoli infine nell’Arcipelago delle Sette Isole si fermò qui per due mesi, a fotografare e filmare.
Il risultato di quei due mesi sono splendide foto in bianco e nero, alcune scattate sott’acqua con una tecnologia decisamente home-made (praticamente uno scafandro in cui inserire macchina fotografica e cinepresa) e una pellicola non proprio in ottime condizioni. Bastano e avanzano, ad ogni modo, per svelare quello che – come recita il titolo della mostra- è l’incanto delle donne del mare. Serpeggia un sottile erotismo, in queste foto di giovani donne a seno nudo, a picco nelle profondità marine legate solo a una corda. Ma i loro corpi paiono quelli di atlete, allenati dall’esperienza e dal contatto con l’acqua. L’espressione determinata e serena, senza malizia nè sforzo apparente.
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