Istruzioni per ragazze alla conquista del mondo: il libro di Elasti

luglio 11, 2014 § Lascia un commento

Non sono una mamma di figlie adolescenti, anzi non sono una mamma punto. Non ho neppure sorelle, amiche, allieve, pazienti adolescenti. Insomma, a me delle adolescenti non me ne frega nulla. E allora perché ho letto un libro che ha per titolo “Dire fare baciare” e per sottotitolo “Istruzioni per ragazze alla conquista del mondo?” Probabilmente, perché l’ha scritto Elasti.

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Tutti i trend del #SMMDay 14

giugno 25, 2014 § Lascia un commento

Schermata 2014-06-25 a 12.40.28 Non un resoconto di una giornata dedicata al Social Media Marketing, con 16 incontri di 20 minuti ciascuno e tanto di gong finale. Un tentativo, invece, di scoprire cosa “va di moda” quest’anno nel mondo dei social, un po’ come fanno le riviste femminili con il radiant orchid, o le le ciabatte griffate.

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Se Tina Modotti avesse avuto Instagram

giugno 16, 2014 § 1 Commento

Approfittando di una domenica di pioggia torinese, sono finalmente andata a vedere la retrospettiva che Palazzo Madama, ormai in fissa con le mostre fotografiche, dedica a Tina Modotti. Come sottotitolo di questa mostra domenicale scriverei: quando il personaggio si intreccia così inestricabilmente all’arte da non riuscire più a valutare, in modo oggettivo, se amiamo la donna o la fotografa.

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Fare personal branding con @skande, tra tecnica ed empatia.

giugno 13, 2014 § 4 commenti

Personal Branding

Se, quando ero una liceale pseudo-alternativa che leggeva No logo, mi avessero detto che un giorno avrei comprato un libro intitolato “Fai di te stesso un brand“, bè, non ci avrei mai creduto. E invece ora, che sono una trentenne disincantata e molto più social – da tutti i punti di vista – dell’adolescente scontrosa di ieri, l’ho comprato. E l’ho letto. E ne parlo qui.

Non voglio fare una recensione del libro sul Personal Branding scritto dall’imprescindibile Riccardo Scandellari alias @skande. Vi dirò solo che la lettura è stata interrotta più e più volte per pormi domande tipo: perchè non ho la stessa foto su tutti i social? La mia bio di Twitter fa schifo? Quand’ è l’ultima che sono andata su Google+? Posso ottenere l’autorship di Google se ho WordPress gratis? Come starà andando il mio punteggio Klout? (c’è gente che ha perso il lavoro per questo).

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del perchè mi sono svegliata prima dell’alba per correre la 5.30 run

maggio 30, 2014 § Lascia un commento

run 5.30 torino

Già, perché ieri sono andata a letto con le galline e oggi mi sono svegliata alle 4.30, con i gatti che mi guardavano perplessi? Per correre la 5.30 run, no? Una corsa non competitiva di 5 kilometri che si snoda nel centro di Torino che più centro non si può (Piazza S.Carlo-Via Roma-via Garibaldi-Quadrilatero-Giardini Reali-Corso S.Maurizio-Mole Antonelliana-via Po-via Lagrange-Piazza S.Carlo), nell’ora in cui la gente normale dorme. Prima che la città si svegli, quando le strade sono ancora deserte (anche se gente che si sveglia così presto ce n’è, e non per divertirsi, ve l’assicuro). Quando la giornata non è ancora iniziata, non c’è traffico e i monumenti della città sono avvolti in una luce da cartolina, che li svela a poco a poco. Io ovviamente mi sarei fermata a ogni istante a fare foto con l’iPhone, ma il mio personal trainer-fidanzato me l’ha impedito, stizzito. Ha corso con me, e per lui è stato un sacrificio, e sbuffava quando io, alla salitella che porta alla Mole, volevo camminare! Già, perchè io non sono una runner, non faccio parte di quel mondo di donne con gli addominali definiti e i polpacci che sono fasci di muscoli, le gambe e il viso già abbronzati a giugno e occhi che sprizzano energia. Non sono una di quelle che alla corsa c’è arrivata correndo e se n’è andato correndo, perchè sai, il defaticamento…Però ci sono arrivata e me ne sono andata sulla mia fida bicicletta olandesina, compagna di tante avventure torinesi. E anche se verso la fine non ce la facevo più e mi superava gente di cinquant’anni, sono orgogliosa di questa sveglia prima dell’alba. Perchè ho visto Torino sotto una luce diversa, letteralmente, perchè la gente che corre è sempre bella, perchè è ancora mattina e ho già fatto sport. E soprattutto, perchè alla fine ci hanno dato le ciliegie.

5,30 run Torino

L’amica geniale di Elena Ferrante, e del perché è sempre l’amico meno brillante quello che racconta la storia.

maggio 16, 2014 § 3 commenti

Elena Ferrante L'amica genialeEsiste un nome per definire i romanzi che parlano di un’amicizia? Perché ce ne sono tantissimi, davvero, nella letteratura di tutti i tempi e di tutti i luoghi. Spesso, rientrano nel genere “romanzi di formazione“, perché narrano la storia di amici prima bambini, poi adolescenti, poi adulti, che crescono insieme, influenzandosi e plasmandosi l’uno sull’altro in qualche modo.
E sempre, sempre, il narratore è l’amico meno brillante. Quello sfigato, che ha meno successo con l’altro sesso. Quello introverso, che pensa mentre l’altro fa. Che sta a guardare e, appunto, racconta. Il narratore non è mai, per parafrasare il titolo del libro di Elena Ferrante, l‘amico geniale. È l’altro.
Viene da pensare che questo sia un po’ il destino di tutti gli storyteller, degli scrittori e degli intellettuali pensosi in genere. Un po’ tipo quello che suona la chitarra mentre gli altri limonano, per dire.
Ma veniamo al romanzo di Elena Ferrante.
Lila e Lenù crescono in un rione di Napoli, e quel rione è tutto il loro mondo. Fuori c’è una città misteriosa, Napoli, con un vulcano e un mare che loro non hanno visto mai. La figlia dello scarparo e la figlia dell’usciere sono molto diverse, da bambine, e ancora più diverse diventeranno crescendo.

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Vintage breakfast club, quando il futuro è vintage.

maggio 12, 2014 § Lascia un commento

22234f94fffdaf2345d757b7c0214215Il futuro è vintage. Il futuro è incontrarsi tra sconosciuti su una terrazza affacciata un po’ sulla Mole e un po’ sulla collina, e rivolgersi la parola e quasi fare amicizia anche se a Torino, si sa, non si dà confidenza agli estranei. Il futuro è bere the in tazze di porcellana con le farfalle e mangiare torte fatte in casa, è spiluccare fragole rosse su alzatine argentate. Il futuro è inventarsi una cosa e farla diventare realtà, è promuovere il vintage con i social. Il futuro è lo scambio tra privati, da Airbnb al bruch a casa di qualcuno, con un mercatino di abiti fatti da una blogger e libri scritti da una giornalista che pranza davanti a te.

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