“Per dieci minuti” di Chiara Gamberale – se avete più di dieci minuti da buttar via

gennaio 31, 2014 § 3 commenti

When was the last time you did something for the first timeNon avevo mail letto nulla di Chiara Gamberale, e devo dire che il primo incontro con la sua scrittura non è stato indimenticabile. Mi aveva incuriosito la trama di “Per dieci minuti”, edito da Feltrinelli: una donna perde improvvisamente i propri riferimenti esistenziali (marito e lavoro) e, su consiglio di una psicologa, inizia una sorta di gioco che consiste nel dedicare, ogni giorno, dieci minuti a fare una cosa che non ha mai fatto prima.
Trovandomi io stessa in un periodo caratterizzato da cambiamenti e incertezze, almeno dal punto di vista lavorativo, il tema del libro mi ha attratta e ho deciso di acquistarlo – in ebook. Mi aspettavo una lettura leggera e divertente, condita da una riflessione sull’importanza di sapersi reinventare e cose così. Non che pensassi di trovarmi davanti a un capolavoro, questo no, ma a un piacevole passatempo per le lunghe serate invernali, capace anche di strapparmi un sorriso. Invece, comprandolo in ebook sono stata privata di quella che probabilmente era la cosa più bella del libro: la copertina.

Perchè “Per dieci minuti” non è dotato dell’ironica leggerezza che ho tanto apprezzato in un libro come “Ragazze mancine” di Stefania Bertola. La protagonista del romanzo, che guarda caso si chiama Chiara, mi è stata da subito sinceramente antipatica. Si dispera perché il marito l’ha mollata, ma quando erano insieme non facevano altro che piangersi addosso e parlare per ore dei propri personali, inutili, problemi, psicanalizzando se stessi in interminabili monologhi e accusando l’altro di ogni male.

Chiara ha perso la rubrica che teneva su un giornale, è vero, ma lei scrive e il pensiero di essere rimasta senza lavoro non la sfiora neanche per un attimo.  Ha dei gravi problemi, lei, come il fatto che vorrebbe tornare al paesello dove i genitori le facevano trovare la cena pronta (a 36 anni!) mica può occuparsi di bassezze come il vile denaro. È depressa perché il marito l’ha lasciata, questo è il cuore del romanzo. Inizia a fare questo gioco dei dieci minuti. E il problema è che le cose che fa per dieci minuti sono noiose e insulse quanto lei, tipo smaltarsi le unghie di fucsia o camminare all’indietro. Poi, fa per la prima volta delle cose che magari sarebbe stato meglio fare prima, tipo, incredibile, ascoltare qualcuno che non sia se stessa (nello specifico,sua madre). Quando cerca di dedicarsi a qualcosa di più costruttivo, come cucinare una cosa qualunque (inutile precisare che Chiara ha un rapporto problematico con il cibo), sembra approcciare l’iniziativa come un esperimento sconvolgente.

Insomma, forse si è capito che “Per dieci minuti” non mi è piaciuto. Non è profondo, contrariamente a quanto deve credere l’autrice, non è divertente, non è neppure “leggero” ma solo piuttosto insulso. Però alla Feltrinelli ci hanno riempito gli scaffali.

Note: l’immagine viene da Pinterest e non ha alcun collegamento diretto con il libro (tranne il tema, ovviamente)

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§ 3 risposte a “Per dieci minuti” di Chiara Gamberale – se avete più di dieci minuti da buttar via

  • […] recentemente in formato ebook, belli e brutti: La bellezza delle cose fragili di Tayie Selasi, Per dieci minuti di Chiara Gamberale, Ragazze mancine di Stefania Bertola. Mi accorgo ora che sono tutte donne. Ci […]

  • In effetti questo libro della Gamberale non è per nulla filosofico ma io l’ho trovato molto “leggero”. Molte delle attività che Chiara ha usato nei suoi “dieci minuti” sono piuttosto banali e semplici (ma credo sia un fattore assolutamente personale). Al contrario mi è piaciuta l’idea del costringersi a fare tutti i giorni qualcosa di nuovo che, anche se di per sé non è un’idea geniale, ha comunque i suoi lati positivi anche su chi non ha subito un abbandono o una perdita di punti di riferimento (come nel caso della protagonista del libro) credo sia uno spunto per approcciarsi al “nuovo” (che spesso ci spaventa). Interessante il titolo che hai citato (quello di Stefania Bertola) …devo approfondire! 😉

    • Paola Sereno ha detto:

      Ciao Ale e grazie per il tuo commento. Anche secondo me l’idea di spingersi a fare qualcosa di nuovo ogni giorno e’ uno spunto interessante, ma ho trovato un po’ banale il trattamento che ne ha fatto la Gamberale. E poi la protagonista mi stava trooooppo antipatica 🙂

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