Paolo Cognetti – Il ragazzo selvatico

gennaio 16, 2014 § Lascia un commento

Paolo Cognetti - Il ragazzo selvaticoDi Paolo Cognetti, lo sapete, leggerei qualsiasi cosa, anche la lista della spesa. Lo seguo dai tempi di Manuale per Ragazze di successo, poi ho amato Sofia si veste sempre di neroUna cosa piccola che sta per esplodere di cui ho parlato su questo blog. Dunque, quando ho sentito che era uscito questo quaderno di montagna l’ho comprato senza troppe domande, anche se usciva per i tipi di Terre di mezzo anziché per la mia fidata minimum fax. (In verità una domanda me la sono fatta: ma il tipo figo in copertina è paolo cognetti himself? da una ricerca su google immagini ne ho dedotto di no, purtroppo).

Il ragazzo selvatico” non è un romanzo, ed è evidente che sia molto diverso da quello che scrive Cognetti di solito: niente tormentati personaggi femminili, niente classi sociali e relazioni complicate, e non è ambientato in qualche asfissiante provincia italiana. Già, perché di donne non ce ne sono proprio, di gente pochissima e i paesi sono solo stradine nel fondovalle, in lontananza.

Noi siamo lassù. a guardare dall’alto, nell’aria limpida e tersa della montagna, con l’unica compagnia di un branco di camosci stambecchi qualche roccia più in là. Già, perché l’autore (e questa volta parliamo proprio di Cognetti himself) ha abbandonato Milano per trasferirsi in una baita a duemila metri, dal disgelo fino al ritorno dell’inverno. E’ una fuga, seppure temporanea, da una vita che non lo soddisfa più, ma è anche una scelta letteraria, sulle orme del Jon Krakauer che ispirò Into the wild, dell’imprescindibile Walden di Thoreau e di altri autori i cui libri Paolo Cognetti si porta in baita, a riempire la sua solitudine. E poi, è il bisogno di riprendere contatto con il proprio corpo, “assaporarne la fatica e la forza“, misurarsi con le sfide della natura, tutte cose che in città sono solo un lontano ricordo. Lo scrittore, in un’intervista con il suo editor l’ha definito “un libro maschile, dopo avere scritto tanto di ragazze: perché ci sono io nel mio corpo di uomo“.

“Il ragazzo selvatico”, dicevamo, non è un romanzo, e infatti il sottotitolo dice “quaderno di montagna” e questo è, scritto con l’asciuttezza del racconto di un montanaro, che non spreca parole né gesti. Il tema mi ha ricordato un po’ il protagonista maschile dell’ultimo libro di Silvia Avallone, quell’Andrea Caucino ragazzo di buona famiglia che sceglie di tornare al mestiere del nonno, il margaro, andando ad allevare mucche e produrre formaggi. Ma la sobrietà del linguaggio “americano” di Paolo Cognetti non ha nulla a che vedere con lo stile della Avallone. Questo è un libro semplice, una descrizione quasi piana di una quotidianità montanara così radicalmente diversa dalle nostre giornate (mesi e mesi senza Internet, che roba eh!), ma dietro a quei racconti di baite e cani da pastore e montanari timidi c’è qualcosa molto di più. C’è il bisogno di respirare quell’aria rarefatta di montagna, che sa sempre un po’ di libertà.

P.S. Ringraziamo l’autore (Paolo Cognetti himself) per la correzione sul tema stambecchi/camosci: a quanto pare “non puoi stare seduto in mezzo ai camosci a guardare il panorama“. Don’t do it at home, insomma!

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