Noodles – un racconto di Natale

dicembre 24, 2013 § Lascia un commento

Lo spirito del Natale non è mai stato il mio forte, ma quest’anno voglio almeno provarci, con un racconto (più o meno) a tema. S’intitola noodles. Natalizio, no?

Cosa si mangia, da voi, al pranzo di Natale? Agnolotti fatti in casa con il sugo d’arrosto, e per secondo arrosto? Lasagne al ragù, vol-au-vent con la fonduta, abbacchio, panettone? Io, l’anno scorso, al pranzo ho mangiato noodles. Avete presente quegli spaghettini sottili dal colore inesistente, che si possono ordinare anche al cinese sotto casa? Ecco, tipo quelli. Ed ero pure contenta. C’è un perché, naturalmente. Perché il giorno 25 dicembre 2012 mi trovavo su un pullman che partiva da Bangkok, Thailandia, per raggiungere Siem Riep, Cambogia. Un viaggio eterno per percorrere una distanza di circa 500 chilometri, con tanto di controlli estenuanti alla frontiera. Avremmo potuto prendere un aereo, naturalmente, ma vuoi mettere il risparmio? Nel pianificare il viaggio, 15 giorni striminziti frutto di serrate trattative aziendali, ci era completamente sfuggito il fatto che si trattasse del giorno di Natale. E comunque, sarebbe cambiato qualcosa? Festeggiare il Natale cristiano in un paese buddhista? Così, eccoci scaricati dal bus in quello che da noi sarebbe un autogrill, e qui è un insieme di tavoli sotto un tetto in legno lungo la statale, un luogo prima deserto che subito si affolla di turisti in Birkenstock e canotte di Decathlon, gli zaini appoggiati malamente a terra, l’occhio vigile ai prezzi sul menu. Io, lui e l’altro. Non pensate male, è solo un amico comune che viaggia con noi. 30 minuti di pausa, ci informa il solerte autista. Dunque, abbiamo 30 minuti compresa coda al bagno per consumare il nostro pranzo di Natale. I miei genitori e i parenti in questo momento sono in un accogliente cascinale del Canavese, a scaldarsi con il fuoco del caminetto e con una buona scorta di Barbera. Io fuggo dall’aria condizionata per immergermi in un caldo discretamente afoso, in t-shirt e pantaloncini. Ordino noodles saltati con verdure, i miei preferiti. Perché i noodles, fritti o saltati, vegetariani o con la carne, sono una certezza della cucina asiatica, e non solo. Ok, penso, è Natale, fa caldo e ho ancora 20 minuti per mangiare i miei noodles. Non c’è neve, alberi di Natale, nulla che scintilla, Jingle Bells, maglioni con le renne. Ma domani sarò ad Angkor Wat, a camminare in mezzo a templi secolari in un paesaggio da togliere il fiato, e vicino a me c’è il mio compagno di vita, che ingurgita riso e pollo insieme a una birra Chang ghiacciata. Sto viaggiando, sto amando, sto vivendo. Noodles, e un timbro della frontiera cambogiana con la data 25 dicembre. È una delle cose più vicine alla felicità che conosco.

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