Bill&Kira alla GAM di Torino – incontro con Bill Viola

dicembre 12, 2013 § Lascia un commento

Riflessioni sul senso della vita e sull’arte in orario aperitivo: appunti semiseri dall’incontro con Bill Viola alla GAM.

Ieri sono uscita prima dall’ufficio per vedere Bill Viola, alla GAM di Torino per presentare la sua nuova opera “The Encounter”. Ecco cosa ho imparato in quasi due ore seduta su una poltroncina in una sala gremita e surriscaldata.

1.Il modo di parlare di Bill Viola è uguale ai suoi video

Bill Viola parla in modo lento, preciso, senza nulla di lasciato al caso: proprio come le opere che lo hanno fatto diventare un maestro indiscusso della video-arte.
Quando si è rivolto al pubblico della sala conferenze – strapiena – della GAM di Torino, all’inizio ho pensato che fosse solo una gentilezza: parlare lentamente, per farsi capire da una platea non anglofona, ringraziare e lodare la città che lo stava ospitando.

Poi ho capito che faceva sul serio: ha detto di aver trovato “emozionante” questo viaggio a Torino, e ha continuato a mantenere lo stesso ritmo e la stessa perfezione nello scandire ogni parola durante tutta la conversazione, durata quasi due ore.
Non solo: quando non stanno parlando, Bill e la sua compagna Kira Petrov restano immobili, come i personaggi dei loro video.

2. Bill Viola e Kira Petrov sono una coppia fortissimi.
Siamo una squadra fortissimi, cantava il raffinato chansonnier Checco Zalone qualche anno fa. Bene, Bill&Kira insieme sono più romantici di una confezione gigante di Baci Perugina. Lui esordisce ringraziando la sua “compagna di una vita” e sostenendo che senza di lui la sua arte non sarebbe quella che è. Sentendoli parlare, traspare che sì, lui è il genio creativo che partorisce idee illuminate, ma lei è il lato pratico della coppia. Alle domande del pubblico – anche le più astruse e intellettualoidi – lui risponde con toni da predicatore laico citando massime sufi, lei ribatte con “getting more practical…”

3. Bill&Kira sono disposti ad accorciare la durata dei loro video
Possono durare dai 10 minuti alle 12 ore, i video di Bill Viola. Comprensibile dunque che, in un incontro pubblico di un paio d’ore, sia complicato mostrare diversi estratti dalle loro opere. Ma l’artista – e la moglie specialmente – sembra consapevole di ciò e dunque prima di ogni proiezione avverte che il video sarà mostrato solo in parte, oppure addirittura accelerato. Thank you Bill!

Il pubblico della GAM è molto arty
Alle 18.00 di un giorno feriale, una piccola folla si accalca davanti alle porte della GAM in attesa dell’incontro con Bill&Kira.
Una folla tendenzialmente polarizzata: o giovanissima oppure pensionata. Il lato giovane è decisamente arty&trendy: tra le donne predominano messy bun (chignon spettinati preferibilmente portati sulla cima della testa), stivali morbidi e calze spesse, tra gli uomini irrinunciabile il look hipster con pantaloni talmente stretti che è un miracolo come riescano a sedersi, occhiali e ciuffo sugli occhiali.

Va bene, mi direte, ma oltre a fare gossip e guardarti intorno, sto benedetto incontro con Bill Viola, che per inciso è uno dei maestri della video-arte, l’hai seguito o no?
Si, l’ho seguito, lo giuro.
Come tutti gli altri, quando le luci della sala si spegnevano immergendo il pubblico arty nel buio, sono rimasta con gli occhi fissi e sgranati a seguire un video così in slow motion da sembrare un quadro, ipnotizzata dal ritmo lento che non fa altro che creare attesa: attesa per un incontro che dura un attimo ma cambia una vita, attesa per una fine che è un lento dissolversi nel buio, attesa del ritorno ciclico di un evento che si ripete sempre uguale.

L’opera esposta in mostra alla GAM è “The encounter“, simbolo del passaggio generazionale che è trasmissione di conoscenza e di mistero, a mio parere un po’ troppo simile a “Walking in the Edge“, che viene infatti proiettato per primo.
A seguire, una coppia di anziani che controlla minuziosamente ogni parte del proprio corpo nudo, preparandosi a un’inevitabile trapasso in “Man searching for immortality, woman searching for eternity“, l’assordante ripetizione di attimi di vita quotidiana in “Frustrated action and futile gestures“; la cascata d’acqua che il passaggio all’esistente in “Three women“, ; la calma del deserto e il caos che esplode dentro di noi in “The inner life“.

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