Village people – una settimana in villaggio a Zanzibar

ottobre 13, 2013 § Lascia un commento

Io, in villaggio? Ma figurati! Mai! ovvove! Noi siamo quelli da zaino in spalla, quelli che viaggiano davvero, per conoscere i paesi, mica per spanciarsi al sole e stop. Appunto. Eccomi in partenza per una settimana a Zanzibar, pacchetto super all inclusive volo + resort. E v**** a tutti.  Ecco cosa ho scoperto del mondo dei villaggi-vacanze, tra una spalmata di crema solare e un succo di mango.

zanzibar - baobab resort

1. la lingua ufficiale di Zanzibar è l’italiano.
Nel villaggio tutti parlano italiano e tutto è scritto in italiano. C’è la TV, e trasmette il TG di Rai1 e la partita della Juve. Ma non solo dentro il villaggio, anche fuori si parla italiano: la spiaggia è terreno dei beach boys, intraprendenti ragazzotti che rispondono a nomi quali Balotelli e Raggio, che parlano un italiano perfetto e ti vendono le stesse attrattive del villaggio (escursioni, cene a base di aragosta, aperitivi al tramonto) a un prezzo molto più basso del villaggio. Nel paese dei pescatori o a Stone Town, la capitale di Zanzibar, i bambini ti inseguono per avere un qualche genere di regalo spalancando gli occhioni per essere più convincenti. Parlano, anche loro, qualche parola di italiano e hanno già imparato che il turista si commuove e sgancia, tornandosene a casa sua con la certezza di aver aiutato l’Africa con una maglietta sdrucita e un sacchetto di caramelle gommose.

2. c’è sempre un ristorante italiano, anche in Africa.
certo, al buffet del villaggio non manca mai la pasta (scotta), nonché quadretti di pizza e focaccia (buone), ma vuoi mettere la curiosità di uscire e andare a vedere come si mangia fuori dalle mura dorate del resort? E quindi, come si mangia? Italiano. Due villaggi più avanti c’è una spiaggia su cui si affacciano due o tre suggestivi ristoranti con tavolini direttamente sulla sabbia. E uno si chiama Mama mia e propone, guarda caso, pizza e pasta. Però con sugo di pesce.

Tramonto Zanzibar

3.l’italiano all’estero si riconosce sempre
In bene, perché è quello che fa amicizia con tutti, che non snobba i beach boys ma anzi ride scherza, scambia pacche sulle spalle, parte per l’escursione un po’ illegale e un po’ no (basta pagare la polizia). I beach boys adorano gli italiani. Una birra per Raggio – ordina un romano al ristorante, ormai amico del beach boy che si è già comprato l’iPhone4 a forza di aperitivi in barca al tramonto. E gli va di sfiga (al romano intendo), perché evidentemente becca l’unico zanzibarino non musulmano che si scola la birra Safari al volo.
Ma l’italiano all’estero si riconosce anche in male, perché è caciarone (ma tanto qui siamo in villaggio, è nel suo regno) e perché si lamenta. Gli spaghetti al sugo non sono un granché, la stanza non è proprio di lusso, i camerieri sono lenti…non è che ci pensano che sono in Africa.

Ma in effetti, siamo sicuri di essere in Africa? In realtà no, sei in Italia, anche se hai fatto 8 ore di volo per arrivare. Però noi il mare azzurro azzurro che sembra di stare in piscina con le barche di legno che veleggiano lente non ce l’abbiamo. O poi, costa sicuramente meno della Sardegna. E ora tutti a fare il trenino, cantando Hakuna Matata però.

Beach masai

 

Nella foto, pseudo-masai, anche loro in versione da spiaggia.

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