I perché de “il metodo della bomba atomica”

luglio 17, 2013 § 1 Commento

noemi_cuffia

Libri, fiori e lenzuola “del corredo”

Perché l’ho comprato?
Perché considero Noemi Cuffia un’amica, oltre che una stimata bookblogger, e perché ero curiosa di leggere il suo primo romanzo. Noemi il suo libro l’ha promosso con grande dedizione, come un appassionato di botanica fa crescere la sua pianta preferita (paragone non casuale, vedrete dopo) e così quando un giorno ho riconosciuto la copertina un po’ pop nella libreria sotto casa, l’ho acquistato al volo (e già che c’ero, ho chiesto come stavano andando le vendite). Leggendolo, non ho potuto fare a meno di cercare Noemi dentro Celeste, che è un errore gravissimo quando si leggono i libri degli amici. Poi ho smesso di pensare e ho fatto che immergermi nella lettura.

Perché il metodo della bomba atomica?
C’è gente che ha un metodo per tutto, e gente che ha mille metodi per fare una cosa sola. Leone ha molti metodi e tutti per salvare la sua fidanzata, Celeste, dall’apatia che a volte la coglie, da un’ansia mista a tristezza che le impedisce anche di bagnare le sue piante, non parliamo poi di uscire da casa. C’è una bomba atomica in salotto, le dice Leone per costringerla a mettere il naso fuori casa. Ma c’è anche il metodo del jazz, e quello del terrazzino, e molti altri. E alla fine, c’è il metodo della libertà.

Perché sulla copertina c’è una donna in un lago (anzi in una tazzina) di sangue?
Perché la delicata Noemi e la sua eterea protagonista Celeste ci portano in un mondo di sangue e delitti, chi l’avrebbe mai detto. E poi c’è una tazzina che – anche se l’autrice dell’illustrazione non lo sapeva – a noi lettori non può che ricordare l’identità digital di Noemi, nota sul web come Tazzina di Caffé.

Perché i fiori?
Ci sono cose che gli scrittori non dovrebbero rivelare. E Noemi lo dice, in un incontro di presentazione del libro, dice che l’ufficio stampa le ha consigliato di fare la misteriosa ma lei non ci riesce, e dice che Celeste, nelle prime stesure del libro, era una foodblogger, e poi l’editor le ha consigliato di trasformarla, invece, in una ben più poetica flowerblogger. Ah, santi editor, personaggi misconosciuti che vivono nell’ombra e che nessuno mai cita, né ringrazia, tranne Noemi. Perché diciamocelo, Celeste non può essere una foodblogger. Le foodie sono creature rotonde e innamorate della vita, mamme anche se non sono madri, tranquille come la panna e pazienti e precise come un timer a forma di pomodoro. E Celeste non è così, lei è una creatura esile e bionda, insicura, tormentata, eterea. Una flower blogger, molto meglio. Una che si siete nel suo terrazzino e aspetta che i fiori fioriscano, una che toglie amorevolmente ogni foglia ingiallita.

Perché il cuore?
Perché si parla d’amore (banale). Perché la madre di Celeste ha avuto un infarto (troppo semplice). Perché Leone e Celeste corrono (sportiva). Perché ogni momento della narrazione è scandito dai battiti del cuore: troppo lenti quelli di Leone, troppo veloci quelli di Celeste. Un dettaglio vagamente da cartella medica, che però si fa segno distintivo e fil rouge della narrazione, spiegando molte cose.

Perché la corsa?
Perché Leone, Celeste (e anche Noemi) corrono. Perché “il senso della corsa è solo correre, come l’amore. C’è uno sforzo e una ricompensa. Ci sono amori che sono come corse sbagliate. Corse in cui ti ostini, ma poi esageri, perdi troppi liquidi e  stai male. Perdi qualcosa di tuo, di profondo. Ci sono invece amori che sono come la corsa perfetta. Quella in cui ad ogni passo guadagni energia.”

Perché il web?
Perché Noemi è una (book)blogger, perché Celeste è una (flower)blogger, ma non solo. Io, si sa, nei libri ci trovo quello che ci voglio trovare, e ad esempio nella recensione di Guardami di Jennifer Egan ho insistito sul tema del racconto di sé sul web. Anche qui se ne parla, e lo stesso fidanzato di Celeste finisce per odiare la Celeste del blog. Dice “gli pareva di riconoscere, in quelle parole così belle, una ragazza che non assomigliava in nulla alla sua.” Smette di leggere il suo blog.  Perché diciamocelo, ognuno di noi, professionista del web o no, crea una certa immagine di sé nei propri spazi digitali. Tendenzialmente positiva (o almeno ci prova). E chi di noi non ha mai invidiato la vita dorata delle (fashion)blogger? I loro outfit e le loro colazioni  instagrammate, i loro eventi esclusivi twittati e tutto il resto. Il mondo delle blogger è sempre filtrato da Instagram, è sempre fashion e un po’ rarefatto, mica come noi comuni mortali che finiamo taggati nelle foto in pizzeria. E così, Celeste davanti al computer è diversa dalla vera Celeste, è una versione paziente e sicura e amorevole di sé stessa. E alla fine, quel terrazzino…

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§ Una risposta a I perché de “il metodo della bomba atomica”

  • renato torchio ha detto:

    ho comprato il libro di Noemi xchè……..si.ero certo,dopo aver saputo il titolo in anteprima,che Celeste e Noemi avrebbero avuto parecchie cose in comune,ma l’aspetto Noir mi ha piacevolmente sorpreso.amo il Noir italiano violento alla Carlotto xchè vero,purtroppo. Noemi non scrive romanzi violenti,ragione in più x apprezzare questa trama dissimile da altre molto scontate.i due personaggi maschili sono ben tratteggiati e descritti.Beniamino,gemello di Umberto contribuisce a creare un richiamo a Jekill & Hide.Leone è il porto sicuro nel quale Celeste può rifugiarsi.Umberto è la nave abbandonata dal capitano e dall’equipaggio in balia della tempesta.Celeste sale sulla nave,ma ne viene quasi spazzata via dall’infuriare della tempesta.deve rientrare nel porto sicuro x ritrovare se stessa. brava nipote!

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