Guardami (online) – Jennifer Egan

giugno 30, 2013 § 1 Commento

Guardami-Egan

Guardami tra le lenzuola

Rockford è “il più tipico dei brutti paesaggi americani, il genere di posto che faceva incupire gli europei“, ex città industriale  oggi in declino. Qui vive Charlotte, una nerd adolescente che sa tutto dei pesci tropicali e di notte esce in bicicletta per andare a fare sesso con un sedicente professore di matematica di dubbie origini. Qui un’altra Charlotte ha avuto un incidente d’auto dalla quale è uscita con un volto nuovo, ricostruito dalla chirurgia estetica. Charlotte faceva la modella, prima, ma ora a New York con la sua nuova faccia non la riconosce nessuno. Una storia perfetta per il pubblico americano, e Charlotte si trasformerà in un’ “indossatrice della sua stessa vita“, però online. E Jennifer Egan ha scritto Guardami nel 2001, prima che tutti noi dedicassimo una buona parte della nostra vita a raccontarci sui social network, preoccupandoci di essere fighi nelle foto su Facebook e condividendo ogni nostro cocktail su Instagram. La Egan è narratrice del nostro tempo e della nostra società come pochi altri, e spesso nei suoi libri trovano spazio – in forma traslata e quasi fantascientifica – le dinamiche del mondo digitale. Se qui si introduce il tema del racconto di sé sul web, nel capitolo finale de Il tempo è un bastardo – il libro con cui ha fatto il botto vincendo il premio Pulitzer nel 2011 – si immaginava un mercato discografico totalmente in mano ai “puntadita“, i bambini che acquistano musica dai loro dispositivi touch (vi dice niente il termine “bimbiminkia“?).

Ma i riferimenti digital nella narrativa della Egan probabilmente li vedo solo io, che ci sono dentro fino al collo. Perché come costruisce i personaggi, Jennifer Egan! Moderni, complessi, pieni di sfumature, mai comprensibili  al 100% (come le persone). Prendiamo Charlotte, la modella con il viso devastato. E’ un trionfo di superficialità, una che viveva solo grazie a una bella faccia e a un bel corpo, una che  va alle feste. Però ha un dono, vede la personalità ombra della gente. Il loro nato nascosto, quello che cercano di nascondere, il loro essere stati bambini grassi, la loro paura celata sotto un’apparenza ben curata. Dopo l’intervento, torna a New York: non va più alle feste, e la sua vita è un deserto di solitudine, non ha amici, non ha legami.

Prendiamo Moose, lo zio dell’altra Charlotte di Rockford. Moose è stato l’idolo del liceo, poi è diventato un professore di storia pazzo, fissato con la storia industriale di Rockford. Una storia che era fatta “di oggetti, di angurie e frumento e bestiame e corde, di mietitrebbia. […] Ma gli oggetti avevano perso il loro fascino ormai da generazioni, instradati verso paesi dove fabbricarli costava meno. E le informazioni erano l’esatto contrario degli oggetti: prive di forma, ubicazioni e componenti. Di contesto“. E poi c’è Z., ma di lui non si può parlare senza cadere nell’effetto spoiler. Diciamo solo che la Egan, in questo libro, oltre a parlare della trasformazione delle persone in brand online, parla anche di complotti terroristici. Prima dell’11 settembre.

Guardami è stato scritto, infatti, nel 2011. Prima di Il tempo è un bastardo. Probabilmente, la minimum fax lo ha pubblicato sull’onda del successo dell’altro libro. E’ meno bello di Il tempo è un bastardo? Probabilmente sì, ma non è una ragione sufficiente per non leggerlo.

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