La parola del giorno: “effortless”

marzo 26, 2012 § 2 commenti

“Effortless” significa, letteralmente, senza sforzo. Ma sarebbe più corretto aggiungere “senza sforzo apparente“. Effortless è l’eleganza francese, come sottolinea Carine Roitfield di Vogue dalle pagine di D, quell’allure super chic che però sembra assolutamente spontanea, quasi casuale. Ovviamente, non viene da sola, realmente “senza sforzo”, ma è il risultato di un duro “allenamento allo chic” che in certe donne è quasi naturale, e per le francesi probabilmente incorporato nel latte materno, e per certe altre è praticamente impossibile, a prescindere dal budget, dall’età o dalla taglia. Il lato femminile e modaiolo della parola effortless ve lo potrei spiegare per ore, ma vi consiglio di fare un’altra cosa per capire cosa sto dicendo. Aprite Pinterest (come, non sapete cos’è Pinterest? ma dove vivete?) e digitate nel form di ricerca questa parolina magica.

La bacheca virtuale si riempirà all’istante di ragazze in abbigliamento casual, capelli fintamente spettinati (“messy bun”), make-up studiatamente naturali, e poi ancora stanze piacevolmente disordinate e tavole apparecchiate con colori attentamente a contrasto. Et voilà, la parola effortless si accompagna spesso e volentieri a “chic” o “glam”, perché certo che uno può fare le cose “senza sforzo” ma l’effetto dev’essere come se avesse preso le prime cose che trovava nell’armadio, non è che poi lo fai davvero, stiamo mica scherzando.

Comunque, ridurre il termine effortless al settore vestiti/capelli/trucco mi pare limitativo: non siamo mica qui a pettinare le bambole e occuparci solo di cose da femmine. Ad esempio, ma li vedete gli atleti? Corrono come se fosse l’unico modo di muoversi concesso agli uomini, nuotano come pesci, tirano delle mine allucinanti con la massima naturalezza. Fatti i dovuti paragoni, vale anche per noi comuni mortali: io quando nuoto non mi stanco mica tanto (ok, considerando una velocità media e un allenamento di un’ora massimo), esco dall’acqua tranquilla e rilassata. Quando corro invece, mi pare di fare una violenza al mio stesso corpo che ansima per incamerare preziosa aria e soffre in ogni muscolo dalla pianta dei piedi al petto. E’ una questione di allenamento,e di inclinazione personale.
Leggevo qualche tempo fa un articolo di Internazionale, che purtoppo non sono riuscita a ripescare, in cui si utilizzava il concetto di stato di grazia per esprimere il momento in cui una persona, atleta o meno, riesce a fare le cose con splendida naturalezza, in modo fluido e preciso e perfetto: questa apparente facilità è frutto di un costante allenamento, che consente di eseguire una sequenza di azioni in modo spontaneo, e con il distacco necessario, senza pensarci. Allora e solo allora, quando raggiungi lo stato di grazia, hai imparato. Un po’ come guidare, no? Io ad esempio lo stato di grazia nel parcheggio non l’ho mai raggiunto. Magari con qualche ora di allenamento extra ce la posso fare.

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