Il tempo è un bastardo. Un libro.

marzo 5, 2012 § Lascia un commento

Il tempo è un bastardo” di Jennifer Egan, edito dalla premiata ditta Minimum Fax, è un romanzo sperimentale, in un certo senso. Ma per fortuna non è sperimentale nel senso che è illeggibile, anzi.
In realtà non è nemmeno proprio un romanzo, più una raccolta di racconti,  perché ogni capitolo è una storia nuova, ambientata in un tempo e in un luogo completamente diverso dal precedente. Ma non è nemmeno una raccolta di racconti, perché ogni storia è sempre in qualche modo intrecciata e concatenata alla successiva, a tutte quelle passate e a quelle che seguiranno, in uno studiatissimo gioco di incastri. A legarle c’è un personaggio, magari minore, presentato appena di sfuggita, che nel capitolo successivo ritroviamo da protagonista, in una vicenda che accade anni prima, o anni dopo. Il tempo è relativo, è un bastardo. Le prime righe di ogni capitolo disorientano, sembra la funzione shuffle dell’ipod, ma poi andando avanti scopri che nulla è casuale, questo è un concept album, mica una playlist mal costruita. Alcuni elementi fanno da fil rouge ai racconti sparsi nella linea temporale: la musica e l’industria discografica, rappresentata dal produttore Bennie Salazar, alcuni personaggi che ricompaiono più volte come Sasha, già assistente di Bennie.
Non siamo davanti a uno di quei libri introspettivi intellettuali radical chic in cui non accade nulla, qui ogni capitolo è un mondo, ogni storia densa di avvenimenti e godibilissima da leggere. L’atmosfera poi è più radical che chic, c’è il punk di fine anni ’70, gente allo sbando, la Napoli dei bassifondi e i neo-ricchi al country club. L’aspetto innovativo – forse la motivazione del premio Pulitzer assegnato a Jennifer Egan – è stato associato in modo particolare al capitolo in Power Point (ma ormai non si usa Keynote?) che sta in mezzo al libro con le sue slides in orizzontale che fanno tanto dispense universitarie: è il più strambo ma non certo il più bello,  nonostante grafici e blocchi riescano comunque a trasmettere un certo spessore psicologico e raccontare un tema bizzarro come quello di un adolescente che cronometra le pause nelle canzoni.
Musica centrale anche nel capitolo di chiusura, ambientato in un futuro molto prossimo dominato dai microportatili e dalle opinioni di blogger venduti, un futuro in cui il mercato discografico è deciso dai neonati.

Leggi anche:

– le recensioni della stampa sul sito di Minimum Fax
– sempre Minimum Fax, la mia recensione di Aimee Bender

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