Cuba for Christmas – parte 2°

gennaio 21, 2012 § 1 Commento

Ebbene si, l’ho promessa ed eccola qui…la seconda parte del post sul viaggio a Cuba. Feliz ano nuevo!

2 gennaio  Trinidad-Santiago
La nostra mission da veri turisti giapponesi fai da te è “toda Cuba“, e quindi non ci limitiamo a restare nella parte occidentale dell’isola, come molti turisti preferiscono, ma scegliamo di spingerci giù giù, a Santiago de Cuba fino a Baracoa. La giornata del 2 è praticamente un interminabile trasferta Viazul, con tanto di autista sadico che non si ferma MAI, a differenza della maggior parte degli altri che fanno pause anche in un viaggio di due ore. Questo qui invece, quando qualche viaggiatore incauto gli chiede speranzoso “y para comer?” risponde risoluto “a Santiago”. Meno male che abbiamo una scorta di biscotti gulosos comprati in un supermercato (si, qualcuno c’è). Arrivati finalmente a Santiago, alla stazione del Viazul veniamo assaliti da gente che cerca di piazzare taxi e alloggi, con tale veemenza che c’è un tizio della security che li tiene letteralmente fuori dalla porta della stazione. Riusciamo a divincolarci, contrattiamo un passaggio in taxi e finalmente prendiamo posto in uno dei due unici alberghi previsti per questa vacanza, l’Hotel Libertad, in Plaza de Marte. Ci facciamo un giro in centro e ceniamo in uno dei ristoranti di Plaza Dolores. La sera nella hall dell’albergo incontriamo un ragazzo cubano che parla italiano con perfetto accento milanese, ci offre un cuba libre (con il suo ron portato da casa), ci spiega che “fretta non es eleganza”, ci stordisce di chiacchiere e infine ci assicura che se vogliamo passare una bella serata pensa a tutto lui e con 100 CUC mangiamo da dio a casa di sua mamma: 100 CUC, ma questo è pazzo!!

3 gennaio – Baracoa
Santiago è una tappa intermedia che ci permette di partire verso Baracoa, definita dalla Lonely la Shangi-La di Cuba. Prima città dell’isola, fondata da Diego Velazquez nel ‘500, è una pacifica cittadina immersa in un paesaggio spettacolare fatto di fiumi e di mare, di foreste di palme e banani. E’ la città del cioccolato e del cocco, e infatti la sera nella casa particular dei gentilissimi Rafael y Adis mangiamo la specialità locale, pesce in latte di cocco. Qui, forse per la prima volta, stecchiamo con l’organizzazione svizzera del viaggio: per via degli orari del Viazul stiamo a Baracoa 1 sola notte, arrivo nel primo pomeriggio e partenza nella tarda mattina del giorno dopo, quindi non abbiamo una giornata completa a disposizione da dedicare alle escursioni nella natura tropicale che circonda la città, e ce ne dispiace. Il primo giorno visitiamo la piccola città e il secondo andiamo al museo archeologico dedicato all’antico popolo che viveva a Cuba, i taino. Il museo è bello perché, a differenza della media piuttosto old style dei musei cubani, questo è tutt’altra cosa: è ospitato dentro una grotta (cueva) e si trova ai margini della città, alle porte della “giungla” tropicale.

4 gennaio Baracoa-Santiago
Mattina a Baracoa e pomeriggio di ritorno a Santiago. Per cambiare un po’ dieta ceniamo a El Cimarron, che propone una cucina “afro-cubana”. Il posto è originale, peccato che metà delle proposte del menu, comprese ovviamente quelle indicate dalla Lonely come “imperdibili” non siano al momento disponibili. Comunque si sbafiamo delle gran bistecche, afro o non afro che siano. D’altronde “no hay” è la frase guida di Santiago e generalmente si applica alle cose più economiche: di solito nei bar hanno le birre estere ma non quelle nazionali (Cristal e Bucanero), e in un bar sulla plaza de Dolores ci rispondono addirittura che “no hay cerveza” chiedendoci se proprio non vogliamo un mojito…Comunque trascorriamo la sera fra Plaza de Cespedes e Calle Heredia, dove c’è la Casa della Musica – affascinante ma anche molto amata dai turisti – dove si suona live e si bevono mojito d’ordinanza.

5 – Santiago de Cuba
In giro per Santiago: visitiamo la casa di Velazquez, l’edificio più antico di Cuba, in stile coloniale spagnolo, mentre gli addetti del museo ci fanno la conta degli oggetti presenti cercando di spillarci qualche pesos, poi il museo del ron, compreso assaggio omaggio, e la caserma della Moncada, che ospita un museo dedicato ovviamente alla rivoluzione e piuttosto completo. La città è graziosa, ma i suoi abitanti sono i più rompipalle di tutta Cuba, non si riesce fare due passi senza che qualcuno non cerchi di A-  proporti un taxi/un ristorante/una casa particular e probabilmente anche se stesso B- accompagnarti da qualche parte C- chiederti una moneta, una penna, una maglietta o qualunque altra cosa. Senza contare i bar che non hanno la birra! Diciamo che quello che i cubani siano simpatici è un po’ un mito da sfatare, o meglio lo saranno sicuramente, ma per prima cosa sono bravi a cercare di guadagnare qualcosa dai turisti. Anche se, per contro, bisogna ammettere che non abbiamo mai avuto casi di vere e proprie truffe o comportamenti disonesti: diciamo che il popolo più comunista del mondo è anche il più commerciale! Sempre che non siano dipendenti statali, nel qual caso la musica cambia un po’…

6 gennaio – Varadero
Ieri sera siamo partiti alle 20 e alle 11 del mattino (!) eccoci arrivati a Varadero. Un viaggetto non da poco, ma tutto sommato abbiamo dormito, sul nostro Viazul super-moderno ovviamente di marca cinese, con luci strobo e aria condizionata al livello polar: per fortuna ci siamo muniti di pantaloni lunghi, felpa con cappuccio e calzini d’ordinanza. Ma ora basta turisti fai da te low cost, ora siamo nel paradiso dei resort all inclusive e ci precipitiamo subito al nostro albergo: Villa Tortuga. Non è un palazzone ma un grazioso insieme di casette vista mare, e che mare! Appena superata la reception inizia la nostra decadenza: fino a domani sera non metteremo piede fuori dall’albergo, dedicandoci unicamente a sole, mare e cocktail compresi nel prezzo. Paolo scopre le gioie del capitalismo e continua a bere birra, mangiamo pure un hot-dog alle 11 del mattino e ci sentiamo come i peggiori turisti da crociera. Villa Tortuga potrebbe trovarsi in qualsiasi parte del mondo, così come il suo ristorante “internazionale” (il buffet è abbondante ma la qualità lascia un po’ a desiderare…), ma il mare è spettacolare e per il momento non chiediamo altro! Anche perché questi due giorni di meritato riposo sono gli ultimi prima della partenza verso l’Italia. Prendiamo il sole solo da un lato, tanto l’importante è tornare a Torino con la faccia rosea, la schiena chi vuoi che la veda che da noi è inverno!

7 gennaio
ultima sosta a l’Havana prima di andare all’areroporto. E’ giusto ora di pranzo e decidiamo di fare un giro al Paseo, dove pranziamo da Dona Blanquita, un delizioso ristorante che si affaccia proprio sul viale alberato e dove, al fotofinish, assaggio per la prima e ultima volta un piatto cubano che non è la solita comida criolla ma la ropa vieja. Contrattiamo un passaggio in taxi fino all’areoporto, ormai siamo diventati espertissimi della contrattazione con i taxisti e capiamo che ormai il nostro viaggio è definitivamente concluso. In aereoporto, c’è una bella coda alla cubana per l’imbargo, che trascorriamo davanti a un gruppetto di veneti che non fanno altro che ripetere quanta figa hanno incontrato. Mi sa che i loro ricordi di Cuba saranno un po’ diversi dai nostri!

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