Cuba for Christmas – prima parte

gennaio 11, 2012 § Lascia un commento

1 volo Air France Torino-Parigi-l’Avana
15 giorni compreso Natale, Capodanno ed Epifania
20-30 gradi di temperatura
7 tappe: L’Havana, Vinales, Santa Clara, Trinidad, Santiago, Baracoa e Varadero
4 mezzi di trasporto: pullman Viazul, taxi legali e non, bici taxi, carretto a cavallo (ci mancavano solo i coco taxi e i camion)
1 cibo: la comida criolla (pollo/maiale oppure pesce/gamberoni/aragosta, riso e fagioli, insalata, banane fritte)
0 pubblicità, ma un sacco di propaganda, con murales del Che e slogan rivoluzionari su ogni muro.

1 colore: azul. più luminoso del blu e più intenso dell’azzurro, è il colore preferito per case e macchine.

Per una volta, vacanze di Natale al caldo, come nei film dei Vanzina (e di italiani come da film dei Vanzina, a Cuba, ne abbiamo visti non pochi..)

24-25-26 dicembre L’Havana
Arrivo a L’Havana la sera della vigilia, dopo un viaggio estenuante. Cambio euro-CUC, la moneta turistica di Cuba che vale circa 0.70 € (ebbene si, ci sono due monete, una per i cubani e una per i turisti), poi taxi fino alla casa particular in Habana Vieja che abbiamo prenotato dall’Italia via Internet. Già. Peccato che, quando arriviamo, alle 8 di sera, scopriamo che il posto a Casa Dalia non c’è. Il proprietario dice che è colpa del sito che gestisce le prenotazioni che non ha mandato a lui la mail di conferma, ma comunque sia, niente casa. Capisco che devo mettere da parte la mia razionalità sabauda, sono a Cuba. I cubani non sono svizzeri, questo è chiaro, ma un modo per risolvere i problemi lo trovano sempre. Il proprietario della casa chiama i”colleghi” e in dieci minuti ci trova un’altra casa particular, li vicino. Forse non è bella come Casa Dalia, ma vista l’ora ci pare perfetta. Restiamo a casa Roly, 30 cuc a notte.
Il giorno dopo facciamo colazione nella casa per 5 cuc a testa, con caffe, uova e frutta tropicale.
Iniziamo il nostro giro da Habana Vieja: Plaza de la Catedral, Plaza Vieja, calle de los Mercaderos, Obispo (la via dello shopping, si fa per dire), vicoletti e piazzette. Ovunque un senso di antico splendore e decadenza. Continuando a camminare finiamo in Centro Habana, più “istituzionale”, e passeggiamo nel Paseo del Prado fino al Malecon. Ci sono davvero le macchine americane degli anni ’50 come da cartoline, enormi sfasciate e dipinte di colori vivaci, e io faccio foto a ripetizione.  Ci fermiamo a mangiare a Prado 12. E’ Natale e ordiniamo aragosta e gamberoni (15 cuc in due). Nel pomeriggio continuiamo il giro, ci fermiamo a bere il primo mojito nei tavolini all’aperto del Cafè Paris e poi ceniamo in un paladar, la moneda cubana, che si vanta di fare il miglior mojito di Cuba. Se sia il migliore di Cuba non posso dirlo, ma  il migliore che abbiamo assaggiato noi si.
Il giorno dopo visitiamo il Museo della Rivoluzione, che è piuttosto palloso e difficile da seguire (Paolo non è d’accordo). Da una terrazza di fronte qualcuno spara la musica di Rihanna a tutto volume. Povera rivoluzione!
Poi, da bravi turisti, prendiamo l’Havana Bus Tour, un pullman scoperto da giapu che ci porta in Plaza de la Revolucion: scopro che qui Camilo Cienfuegos è importante come e più del Che,  e che essere belli è un requisito fondamentale del buon rivoluzionario, infatti Cienfuegos sembra un cowboy buono.
Ci ristoriamo con una cioccolata al Museo del Chocolate, che in realtà è un bar, previa relativa coda ( i cubani aspettano e fanno code ovunque, e nelle code sono più precisi degli inglesi), poi andiamo a visitare la fabbrica di sigari Partagas. Qui l’attrazione siamo noi, visto che nel nostro gruppo c’è una turista bionda tutte curve e shorts che fa alzare gli occhi dai loro sigari a tutti gli operai della fabbrica. L’atmosfera del luogo sembra più caraibica che sovietica e un paio di inservienti provano a venderci sigari di sottobanco.
La sera ci concediamo una cena di lusso al ristorante El Patio, direttamente su Plaza de la Catedral e consigliato dalla Lonely. Spendiamo 40 cuc in due. Poi,  da bravi turisti diligenti, prendiamo un mojito d’ordinanza alla Bodeguita del Medio, il locale più amato da Hemingway.  Costa un sacco per gli standard locali (4 cuc) è non è nemmeno un granché.

27-28 dicembre – Vinales
Da torinesi previdenti e precisi, abbiamo prenotato quasi tutti i trasferimenti in pullman (si può, dal sito del Viazul). Quello per Vinales no. E infatti, è pieno. No panic, comunque, i cubani hanno una soluzione ad ogni problema, ed ecco materializzarsi un moderno pullmino a 8 posti a solo 2 cuc in più rispetto al Viazul. Dividiamo il viaggio con dei ragazzi del Québec, Canada (Cuba è piena di turisti canadesi) e con due ragazzi italiani, e arriviamo anche in anticipo a Vinales, che è un paese immerso in una verde vallata che ospita un parco naturale patrimonio UNESCO e tantissime coltivazioni di tabacco. Abbiamo prenotato a Casa Pitin y Juana, consigliata da Lonely, ma sorpresa…non c’è posto. Capiamo che il concetto di prenotazione è piuttosto vago, o almeno che dovremmo dare un colpo di telefono il giorno prima per conferma. Comunque, guarda caso Juana ha un cugino che ha una casa particular (e non è così strano visto che a Vinaes ogni casa è una casa particular). Il paesino è delizioso, due vie disseminate di casette colorate ognuna con patio e sedie a dondolo in legno. Pranziamo nella casa di Robertico Pico e al pomeriggio facciamo un’escursione guidata nella valle di Vinales, tra campi di tabacco e relativa visita alla casa del campesino, palme e banani, buoi e maiali. La guida ci porta a vedere una grotta e i famosi mogadores, pinnacoli di pietra paradiso degli scalatori. Il paesaggio è stupendo e la sera, a casa di Robertico, ci aspetta una cena a base di aragosta davvero niente niente male (10 cuc a testa). Ci addormentiamo soddisfatti, solo con un po’ di timore per il meteo: oggi ha piovuto un po’ e domani vorremmo andare al mare.

In effetti nella notte piove, ma la mattina dopo il tempo sembra tenere e partiamo per l’escursione a Cayo Levisa (29 cuc a testa compreso pranzo al sacco). Il percorso in pullman nella campagna è bellissimo, e Cayo Levisa non è da meno: è un’isolotto tropicale popolato solo da palme e mangrovie, con tanto di spiaggia bianca e finissima. Non ci sono case, solo un resort abbastanza ben mimetizzato, e non ci sono cubani (anzi pare che l’accesso sia proprio vietato). Peccato solo per il tempo, nuvoloso e ventoso, e per il mare che di conseguenza è un po’ meno cristallino del solito.

29 dicembre Santa Clara
Non ci sono bus diretti da Vinales alla città del Che, quindi torniamo all’Havana e ci fermiamo qualche ora al Vedado, un quartiere più moderno con palazzoni. Ci viene la bella idea di pranzare al Cafè TV (sulla Lonely), un bar all’interno dell’enorme edificio Focsa. Ordiniamo un sandwich cubano senza realmente leggere gli ingredienti e bè, è la cosa più schifosa che io abbia mai mangiato! Arriva dopo mezz’ora, ed è pane vecchio tostato ripieno di: prosciutto grasso, formaggio arancione nauseabondo, salsiccia e non ricordo cos’altro ancora. E non costa neppure poco! Da dimenticare. Dobbiamo cercare in tutti i modi di cambiare pesos cubani, la moneta “non turistica”, con la quale ai baracchini per strada si può avere un panino a 30 centesimi.

Arriviamo a Santa Clara che è quasi sera, alla stazione ci assalgono jineteros che ci offrono insistentemente taxi e case, ma noi questa volta ci siamo fatti furbi e abbiamo telefonato il giorno prima alla casa di Eva y Ernesto, anche questa prenotata via web. Ernesto compare alla stazione con un cartello con su il mio nome, e ci porta a casa sua dove è in corso la festa di compleanno della moglie, festa a cui ovviamente siamo invitati! Bella casa, famiglia accogliente e più benestante. La guida dice che Santa Clara è vivace e anticonformista e ce ne accorgiamo subito: il figlio di Eva ed Ernesto si accompagna a un ragazzo canadese con la testa liscia come una palla da biliardo e durante la festa gli balla davanti in modo inequivocabile. Poi usciamo e in effetti ci sono più bar aperti e gente per strada, specialmente intorno al Parque Vidal. Ci fermiamo in un bel bar sulla piazza per concerto stile buena vista, birre e mojito a volontà.

30 dicembre Santa Clara-Trinidad
La nostra permanenza a Santa Clara è davvero rapida, incastrata negli orari del Viazul. La mattina dopo un carretto trainato da un cavallo ci porta all’imponente mausoleo del Che, con annesso museo (piccolo ma interessante).

Eccoci di nuovo sul Viazul, in partenza per Trinidad. Qui alloggiamo a Casa Caridad, consigliata dalla casa di Santa Clara (sono parenti, strano…). La stanza è spaziosa e dotata di ben due finestre, anche se non è proprio vicinissima al centro storico.
Facciamo un primo giro in città, il centro storico ruota intorno alla bella Plaza Mayor, con le sue case coloniali. Verso sera piove e nel giro di mezz’ora la cittadina si trasforma: buio, acqua ovunque per le strade, gente: ho un attimo di panico e di delusione, forse perché Trinidad viene descritta come “gioiello coloniale” e in questo momento mi pare ben poco gioiello.

31 dicembre – Trinidad

Il casco hiscorico (centro) di Trinidad è raccolto e gradevole, ci sono un paio di musei da visitare, ospitati in antichi palazzi coloniali. Pranziamo in un ristorante che accetta moneta nazionale (4 cuc a testa), in compagnia di cubani arricchiti dall’aspetto piuttosto mafioso, compreso un maleducatissimo bambino interamente vestito di bianco. Ci riposiamo in vista della serata, che prevediamo di passare alla casa della musica. Peccato però che, dopo un daiquiri iniziale al Café Daiquiri e la cena a base di aragosta in un paladar, il male ai reni di Paolo cominci a farsi sentire: 99% sono i calcoli, e quindi rientriamo alla stanza e lui si droga di diclofenac. Come cantavano i Ramones, i wanna be sedated, e la fiesta di Capodanno finisce qui.

1 gennaio – Playa Ancon
Paolo sta meglio (o forse è ancora sedato) e così – come da programma – passiamo il primo giorno del nuovo anno al mare. Playa Ancon è una distesa di sabbia con mare cristallino, e non possiamo proprio lamentarci. Pranziamo con una pizza cubana (si trovano ovunque, ma qui costano molto di più, ben 1 cuc) e ci beviamo un mojito sulla spiaggia: è pessimo, ma vuoi mettere le foto su Facebook con bikini e mojito il primo gennaio!

Nella seconda parte del viaggio, Santiago, Baracoa e Varadero ma ora…pubblicità! No scherzo, è che mi sono stufata, ma giuro che scriverò un secondo post.

Cuba for Christmas – parte seconda

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