“L’inventore di sogni” o dell’uscire ogni tanto da se stessi.

novembre 20, 2011 § Lascia un commento

L'inventore di sogni - Ian McEwanSecondo Wikipedia, “L’inventore di sogni” è un libro per bambini. Il suo autore, Ian McEwan,  in genere scrive tutt’altro che libri per bambini (sempre Wikipedia ci informa che è soprannominato “Ian macabro”, tanto per dare l’idea del personaggio).  Dunque, “L’inventore di sogni” è per bambini nel senso che è breve, facile da leggere e il protagonista ha undici anni.
Inizia così: “Quando Peter Fortune aveva dieci anni, i grandi dicevano che era un bambino difficile. Lui però non capiva in che senso. Non scaraventava le bottiglie di latte contro il muro del giardino, non si rovesciava in testa il ketchup facendo finta che fosse sangue […]. Mangiava di tutto, tranne, s’intende il pesce, le uova il formaggio e tutte le verdure eccetto le patate […].
Ma a Peter piace stare zitto, e gli piace stare da solo, e questo i grandi non lo capiscono. Peter sta immobile con lo sguardo perso nel vuoto, intento a creare mondi fantastici. Perché Peter è un daydreamer, un inventore di sogni.
I suoi sogni ad occhi aperti sono magici e  irreali, ma non così assurdi. Spesso, ad esempio, Peter sogna di essere un altro: il Gatto William, il cuginetto neonato, oppure un “grande”, un se stesso di vent’anni con i peli sulle mani. Quando diventa un altro, Peter capisce molte cose.
Ad esempio, capita che la sorella Kate con una bacchetta magica lo trasformi nel cuginetto Kenneth: “... la sua attenzione fu attratta da un bel cubetto giallo che aveva accanto al piede. Giallo, giallo, giallo, gridava il cubetto. Lo sollevò portandoselo alla bocca e con tutta la sensibilità di labbra, gengive e denti ne esplorò il sapore legnoso, gialloso e cubettoso, finché non fu soddisfatto”. Per fortuna il vero Peter sogna solo di essere un neonato, senza mangiarsi veramente i cubetti di legno, ma quando il sogno ad occhi aperti svanisce, l’odiato incomprensibile cuginetto che si mette in bocca qualunque cosa gli diventa un po’ meno odioso e incomprensibile, anzi quasi simpatico. Uscire un po’ da se stessi e sognare di essere un altro è un esercizio quanto mai educativo. Bisognerebbe farlo anche da adulti, su prescrizione medica.

Ian McEwan, L’inventore di sogni (The Daydreamer) , Einaudi 1994, 117 pagine

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