Sazi o affamati? – Nemirovsky, Il signore delle anime

novembre 15, 2011 § Lascia un commento

Ho dato 5 stelle su Anobii a “Il signore delle anime” di Irene Némirovsky (Adelphi, 277 pag). E’ una cosa che non mi capita spesso. Ma la Némirovsky mi piace, mi erano già piaciuti Suite francese e Il ballo. Trovo che sia un’autrice capace di rendere magnificamente i personaggi, costruendoli in modo articolato, non banale, affascinante. I suoi personaggi raramente sono “assoluti”, tratteggiati in una dimensione esclusivamente psicologica. Sono sempre “sociali”, immersi in un luogo, un tempo, un ceto ben precisi. E lei è brava a cogliere uno degli aspetti più tipici della piccola borghesia – francese o no, poco importa – che è l’aspirazione smodata, il “vorrei ma non posso“, che si traduce spesso in meschino desiderio di accedere a un mondo dorato il quale però, anche quando apre le sue porte, fa sempre sentire ospite poco gradito e mai integrato il parvenu. Era così anche ne Il ballo, storia di una festa che deve diventare (almeno nelle aspirazioni di chi la organizza) momento supremo di accettazione sociale. E’ così anche per Dario Asfar, il “signore delle anime”, dapprima oscuro medico levantino di umili origini, straniero a cui nessun francese apre la porta, poi affermato sedicente psicologo, ricchissimo ciarlatano, versione inizio ‘900 del classico mercante ebreo. Ma Dario divide il mondo in due categorie, i sazi e gli affamati, e lui resterà sempre nella seconda. Una volta affermato, il desiderio continuo di potere, donne, successo continua a bruciarlo. Nella sala d’attesa del suo studio attendono pazienti le signore che soffrono “di nervi”, nella sua sfarzosa casa sono ospiti ministri e accademici, nel suo letto passano donne bellissime e costose. Ma Dario Asfar non si dai mai pace, niente è mai abbastanza per lui. Fino all’inevitabile caduta.
il signore delle animeIntorno al personaggio principale, il “signore delle anime” del (brutto) titolo, si muovono altri personaggi: la fedele moglie Clara, che tutto sa e tutto perdona, che bada agli affari e non alle corna dell’adorato marito; il figlio Daniel, nato sazio e non affamato come il padre, che infatti disprezza. Waldes, industriale schiavo dell’alcol, del gioco e poi anche della voce pacata di Dario, l’astuta Elinor, americana cresciuta alla scuola del marciapiede…
Pubblicato originariamente a puntate, Il signore delle anime ha il ritmo del feuilletton ma la profondità del miglior romanzo sociale. E non a caso, descrivendo la casa di Dario all’apice del successo la Némirovsky scrive “il servizio, i fiori, tutto era impeccabile e impersonale: Dario e Clara erano stati abbastanza saggi da non fidarsi dei propri gusti e seguire ciecamente la moda“.

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