Alla ricerca dell’agenzia ideale (con Emanuele Nenna)

ottobre 17, 2011 § 1 Commento

Sono riuscita a mettere le mani su questo libretto bianco intitolato “Not Available – l’agenzia di comunicazione ideale: come dovrebbe essere e perché non c’è”.Me l’ha prestato il mio capo, e questo è un buon segno perché vuol dire che – almeno lui – non ha ancora perso le speranze di costruire qualcosa di buono. L’ha scritto Emanuele Nenna nel 2008, e ora già sappiamo che l’autore è passato all’azione e l’agenzia ideale sta provando a farla, e infatti si chiama Now Available, quella della mucca volante.

Era il 2008, altri tempi, ma Nenna in questo libretto ci dà un’idea quanto mai moderna dell’agenzia dei suoi sogni:

– è un’agenzia olistica, che non si perde in distinzioni tra above e below the line, new e old media, ma fa di tutto;

– fa di tutto ma lo fa bene, perché ha al suo interno professionisti di diverse discipline e grandi talenti creativi;

– è creativa ma anche strategica e analitica, perché misura ogni risultato;

– misura talmente ed è talmente sicura di sé che è disposta a farsi pagare per i risultati (pay per results);

– ha in mente il risultato del cliente come prima cosa, non gli fa una campagna ma un progetto;

– progetta strategie, usa i termini del marketing e gli strumenti della statistica, analizza prima di creare;

– quando crea, lo fa alla grande e in modo neutrale (il fine giustifica i mezzi, e anche i media);

– quando crea, lo fa partendo dalle idee e mirando all’obiettivo;

L’agenzia ideale di Nenna ci mostra cosa è diventato oggi il famoso “pubblicitario”, figura mitologica che esiste solo nei tweed di Mad Men (ho detto tweed come la stoffa, non tweet come Twitter) e nei ricordi di Silvio Saffirio: oggi l’agenzia è “totale”, non gli basta fare una bella paginetta stampa ma si prende in carico i problemi di comunicazione del cliente.
Il pubblicitario non è più un singolo genio ribelle e solitario (bye bye Don Draper…), nell’agenzia ideale c’è un gruppo di persone che lavorano insieme. Non troppe, ché altrimenti diventa un intruppamento, ma neanche troppo poche, ché altrimenti se uno c’ha l’influenza è una tragedia.
Risorse di alta qualità, che lavorano  senza conflitti interni, che comunicano tra loro in modo fluido e senza filtri, che partecipano alla vita d’agenzia (il tema del lavoro in team è uno dei miei argomenti di riflessione preferiti ultimamente…).
Dice Nenna che non importa da dove si parte nel processo, l’importante è che si crei la “spirale ascendente” che ti fa volare alto. A chi il compito di seguire l’evoluzione e tirare le fila? Al “neutral strategic planner”, che Nenna si spinge a definire “neutral hero”. Lo adoro.
A parte gli scherzi, era tanto che non mi emozionavo per un libro che, alla fine, parla di lavoro.

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