La parola del giorno: grazia

maggio 24, 2011 § Lascia un commento

Ternitti è un non indimenticabile libro di Mario Desiati, imperniato sulla figura di Mimì Orlando, donna del Sud forte  e passionale che parla con gli spiriti e bacia chiunque, personaggio letterario un poco ostico per me, razionale ragazza del Nord. In Ternitti si parla di quando gli immigrati eravamo noi e di lavoro che uccide, giacché il titolo è una storpiatura dialettale della parola Eternit, ma non è di questo che voglio parlare qui, per quanto sia un tema interessante. C’è una parola che compare spesso nel libro, e che mi ha colpito con la forza di un’illuminazione, una parola sommersa dal tempo, retrò, tanto che non ci si ricorda neppure più bene cosa vuol dire. Una parola che sa di pizzi e merletti, di una femminilità antica. Questa parola è grazia, e viene usata in riferimento a uomini, a gesti e a cose. Un musicista biondo che appare a Mimì tanto affascinante quando suona quanto “privo di grazia” dopo. La grazia racchiusa nel gesto antico di preparare la “parmesia”, cestino di doni e provviste che si dona ai morti (o ai vivi) dopo i funerali. “Cos’è la gentilezza se non grazia, un pizzico di amore, polso e qualche piccola bugia a fin di bene“. La grazia dunque come gentilezza, dote oggi vagamente dimenticata, che storicamente è sempre stata associata alle donne. Ma hanno forse grazia la Santanché, tanto per fare un nome, piuttosto che Lady Gaga? Io, che per scherzo amo definirmi post-femminista, credo che grazia e gentilezza siano, come tante altre qualità, trasversali al genere. E poi in un‘intervista l’autore dice, parlando di Mimì “la grazia per lei è anche un senso della forza che si può cogliere dai fatti della vita“, quindi grazia sta vicino a forza e libertà, non è certo la gentilezza del timido o del remissivo, quanto piuttosto la calma serena del forte. C’è, nella grazia anche il “polso”, la capacità di farsi protagonisti della propria vita, di non far finta di niente, di accettare le sfide e non nascondersi.
Chiudo con una citazione che mi pare spieghi tutto e ringrazio il mio quasi-coetaneo Desiati, classe ’77, per avermi portato a meditare su questa parola, nuova nel senso nuovo che lui gli ha dato, e per i bei momenti di lettura sotto il primo sole primaverile (e nient’affatto pugliese) sul balcone di casa mia. Non mi accordo al coro di lodi sperticate per il romanzo, che io ho trovato invece un po’ debole e confuso, e chiudo con un commento sulla copertina, che è si molto bella, ma non vorrete mica dirmi che quella è Mimì, così algida e innocente e raffinata?

La gentilezza si esercita con lo sguardo, col tono della voce, ed è uno stato dell’anima che si instaura tra due animali innamorati oppure tra due esseri umani che hanno la naturale predisposizione verso la grazia delle cose. Grazia. Una caratteristica che uomini non necessariamente colti, ma dotati, sì, di intelligenza esercitano senza sforzo”.

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