Be a fashion blogger: le regole del gioco.

ottobre 8, 2010 § 12 commenti

Intervista a Cécile – L’armadio del delitto

Ho contattato l’autrice di L’armadio del delitto, un blog di moda con un occhio di riguardo al vintage (ultimamente sono fissata con gli anni ’50, Mad men e tutto il resto…), proponendo a Cécile un’intervista. Visto che abita vicino a Torino, incontrarla di persona mi sembrava il modo migliore di scoprire qualcosa di più sul mondo dei blogger, e in particolare dei fashion blogger, che sono una categoria a parte.
Ecco cosa ho imparato in un venerdì pomeriggio passato con Cécile, tra Piazza Vittorio e il Quadrilatero: meglio che un master del sole 24 ore su new media e social network e conversational marketing…e ho anche fatto shopping insieme a lei!
Innanzitutto, essere una blogger, e in particolare una fashion blogger, non significa semplicemente aprire un blog e scrivere dei post sulla moda. Significa entrare in un microcosmo governato da regole ferree, per essere accettato ed entrare a far parte della community. Una volta entrati, si accede a un mondo fantastico fatto di vestiti e accessori gratis, inviti a feste e sfilate. Ma si corre anche il rischio di essere messi al muro per una foto con le occhiaie, e non si guadagna nulla se non la gloria (e i vestiti, e gli accessori, il che non è poco se si analizza il budget di spesa di una ragazza media).
Ho preparato un decalogo “how to be a (fashion) blogger”, ispirandomi liberamente alla conversazione avuta con Cécile.

1.    le pubbliche relazioni sono il sale del blog: i post sono importanti, naturalmente, ma un blogger che si rispetti dedica anche un sacco d tempo ad alimentare e mantenere le relazioni con gli altri suoi simili, commentando i loro post, rispondendo ai loro commenti sul tuo blog etc. I blogger specializzati in un settore di solito non sono poi troppi, ci si conosce tutti ed è come essere in un paesone, bisogna fare attenzione a quello che si dice e tutti sanno tutto di tutti, anche se magari non ci si è mai visti di persona e dell’altro non si conosce neppure il nome di battesimo.

2.   attenzione agli haters professionisti: anche fra i blogger, come dappertutto, ci sono i buoni e i cattivi. I cattivi amano i commenti perfidi e a loro non sfugge nulla (ad esempio se posti una foto in cui fai una smorfia, o hai le occhiaie, o un brufolo). Sono professionisti della battuta acida, si chiamano haters e hanno un grande successo (la gente adora i gossip al vetriolo) Quindi, il fashion blogger è come un vip, non gli è concesso il minimo errore e deve sapersi difendere.

3.    evita lo spam: ok, commentare i post degli altri blogger è fondamentale per entrare nella community, ma va fatto con attenzione. Il blogger dilettante si riconosce dai goffi tentativi di farsi degli amici pubblicando commenti copia-e-incolla tipo “i love your blog” accompagnato dal link al loro, che magari parla di tutt’altro.

4.    blog vs social network? : assolutamente no. Per mantenere i contatti con i fan e farsi conoscere Facebook resta sempre lo strumento migliore, perché lo usano tutti. Poi certo, ci sono i Feed, c’è Twitter, e ogni settore ha i suoi social network, ad esempio per la moda va molto Lookbook.

5.    mettici la faccia: nel mondo del fashion, ci sono gli outfit bloggers e gli altri. Gli outfit bloggers sono quelli che postano le foto con i propri look, una roba che dieci anni fa sarebbe sembrata fantascienza (un casino di gente che guarda online che cosa tiri fuori dall’armadio, manco fossi una star di Hollywood, e si prende pure la briga di dire la sua in proposito), e che oggi nell’era dei social network ci sembra perfettamente normale. Un fashion blogger che pubblica i propri outfit è generalmente più apprezzato.

6.    mai svelare il numero dei propri fan: chi lo fa, generalmente mente in modo spudorato. Chi dice la verità, di conseguenza, passa per uno sfigato. Meglio tacere, fa più chic.

7.    be international: a differenza dei giornali, il web non conosce confini. I più previdenti sono multilingue, e scrivono ogni post – minimo – in italiano e in inglese, in modo che gente da ogni parte del mondo possa vedere come ti vesti (brr, questo mi spaventa non poco…)

8.    be italian: lo ammetto, questa può sembrare una contraddizione. Ma pare che la blogosfera italiana sia ancora parecchio indietro, quindi il mondo dei blog in italia ha ancora molti spazi ancora inesplorati, che attendono solo nuovi appassionati!

9.    il blog è un lavoro, ma non paga: la vita del fashion blogger è dura: bisogna provare sempre nuovi outfits, farsi le foto e postarle. Bisogna avere creatività, pazienza nel rispondere ai fan, voglia e tempo di andare a sfilate ed eventi. Ma non vi pagheranno per questo!

10.    una cintura sottile è capace di salvare ogni outfit: ok, questo ultimo punto non ha nulla a che vedere con la comunicazione digitale, ma è un’altra delle cose che ho imparato da Cécile e penso possa essere molto molto utile.

Al termine di questo quasi-decalogo sul mondo dei blogger, vi dico anche (finalmente) cosa ci siamo detti io e Cécile durante l’intervista.

come sei diventata fashion blogger?
Quando ho iniziato volevo fare un blog al femminile, perché all’epoca lavoravo come traduttrice per una rivista di sport e avevo voglia di parlare d’altro. Poi sono andata in direzione della moda, anche in seguito al contatto con altre blogger, e mi sono specializzata nel vintage, la mia passione. Ci sono diverse categorie di blog di moda: le “blogger di outfit” che si divertono a condividere i loro look, e altri che fanno più ricerca, parlando di ciò che li ha colpiti in generale: io all’inizio non pensavo di pubblicare i miei outfit, poi ho iniziato a farlo perché le lettrici lo chiedevano sempre, e in effetti è più personale, quindi oggi cerco di fare un mix fra le due cose.

Ma non ti sembra strano pubblicare foto di te stessa, visibili a tutti?
Oggi sembra normale, però se ci pensi no, è veramente strano, dieci anni fa sarebbe sembrato assurdo. Però io leggo molti blog di ragazze straniere, che pubblicano le loro foto, e mi immedesimo in loro. D’altronde il blog è questo, è condivisione, scambio,diversamente dalle riviste. I giornali sono nati per trasmettere la “moda vera”, mentre il blog è molto più libero, nasce dalle persone che seguono la moda, che vogliono comunicare e condividere il loro stile personale.

quindi i blog sono indipendenti dai marchi?
No, diciamo che i blog sono al 50% legati ai marchi… le aziende non aspettano altro che di trovare i nuovi blogger! È normale per un blogger fare recensioni, non c’è nulla di male, anche se io personalmente non voglio nascondere niente a nessuno, e se una marca mi chiede di fare le cose di nascosto rifiuto. Che le aziende provano a manipolarti un po’ è inevitabile, è il loro mestiere, ma d’altro canto trovo anche interessante che siano attente ai nuovi mezzi di comunicazione! Poi ognuno fa le sue scelte, ad esempio io non tratto la moda troppo giovanile e sportswear, mentre mi interessa molto tutto ciò che è rétro, vintage, hand-made, il mio è un blog più selettivo.

–   ma dai blog si guadagna?
Immagino che i più famosi, come Garance Dore, guadagnino abbastanza da farne il loro mestiere, perché hanno moltissimi lettori. Io mi pago le spese, i viaggi a Milano e simili, con i banner sul sito. Diciamo che non ci perdo, ma neppure ci guadagno. E poi mi regalano delle cose, il che non è male!

–  in un blog di moda, quanto è importante avere un proprio stile personale?
Io personalmente tendo a seguire i blog che mi corrispondono, da cui traspare uno stile che mi interessa, anche se magari non è esattamente il mio, mentre trovo poco interessanti quelli che parlano di qualunque cosa. Spesso trovo ispirazioni dai blog che mi piacciono, idee che magari altrimenti non avrei avuto.

come ci si afferma come blogger?
Tramite gli altri blog, sicuramente, attraverso lo scambio di link fra di noi. Per il resto, è difficile dirlo, perché ci sono persone che seguono il mio blog che non immagino neanche, tanto che a volte a Milano ora mi capita di essere riconosciuta per strada, per via delle foto mio che posto…una faccia è più facile da ricordare di un nome, e questo aiuta. Quando ho iniziato, un anno e mezzo fa, ero una delle prime fashion blogger in Italia, quindi ho cercato in rete altri blog di moda, e ne ho trovati alcuni che ancora oggi sono fra i miei preferiti, come my floor is red. Oggi il fenomeno si sta diffondendo anche qui, anche se ci sono ancora pochi blog di vintage, e pochi di negozi che vendono anche online, abitudine molto più diffusa negli Stati Uniti.

–  recentemente hai partecipato a due “settimane” molto interessanti, la fashion week e la social media week. Che impressioni ne hai ricavato?
In passato avevo avuto l’impressione che in occasione delle settimane della moda le blogger fossero considerate come un fenomeno di costume, senza una propria identità personale, e questo mi aveva trattenuto un po’ dal frequentarle. Questa volta mi è sembrato invece che fosse fatta una selezione un po’ più accurata, anche in base allo stile di ognuna, e quindi mi è parso più interessante, perché potevo scegliere gli eventi che mi sembravano più vicini al mio blog.

quindi oggi ci sono meno differenze tra le blogger e le giornaliste di moda?
No, la differenza c’è sempre, anche perché loro stanno lavorando, mentre noi partecipiamo a questi eventi nel nostro tempo libero! Sono sempre un gruppo chiuso, con tutti i contatti, mentre noi sembriamo un po’ le stagiste della situazione. E poi molte ragazze partecipano perché sperano di diventare fashion editor, pare che sia il sogno di ogni diciottenne!

ok, abbiamo parlato di blog e di comunicazione. Ora parliamo di cose serie, dove fai shopping a Torino?
A Torino vado nei negozi di vintage e di scarpe, per tutto il resto preferisco la Francia! Trovo che in Italia manchino un po’ le marche intermedie, che non siano né Zara né Prada, come ad esempio Comptoir des Cotonniers, o altre ancora poco diffuse in Italia, come see by Chloe, Marc by Marc Jacob.
Per il vintage, qui a Torino il mio preferito è Magnifica Preda, in via S. Agostino, che vende vintage nuovo, nel senso che non è mai stato indossato. Poi c’è Sticky Fingers, in via delle Orfane (n.d.a: poche ore più tardi, abbiamo scoperto che è stato chiuso) e il Balon, dove si trovano cose interessanti a prezzi bassi, ma bisogna cercare a lungo. Nei negozi la selezione è stata già fatta a priori, ma naturalmente questo lavoro si paga!

–  le ragazze francesi hanno uno stile diverso in fatto di moda?
Non tantissimo, perché siamo due paesi vicini ed entrambi molto interessati alla moda, ma c’è un approccio diverso verso i capi firmati: le francesi non amano molto le griffe, specialmente se la marca è in vista, mentre in Italia è esattamente il contrario. Ad esempio, in Francia è raro vedere in giro così tante borse Vuitton! Le francesi in genere sono molto semplici, e fanno più attenzione al taglio che non alla marca del vestito.

cosa c’è nel tuo guardaroba ideale?
Scarpe! Adoro le scarpe. Poi, bisognerebbe avere prima tutti i pezzi di base prima di comprare quelli eccentrici. Io, ovviamente, faccio esattamente il contrario. Compro le cose strane e poi mi mancano i pantaloni grigi, o i jeans neri. Le cose base sono un vestito nero, e di questo ne ho diverse varianti, pantaloni classici, maglioni di cachemire e poi…accessori, che sono i più divertenti!

L'”intervista” prosegue con un giro di shopping nel Quadrilatero, con tappa da Magnifica Preda, da dove usciamo entrambe con un acquisto vintage: lei, una camicetta blu di Cacharel e io una gonna a tubino. Sono moolto soddisfatta della giornata 🙂

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